Nel corso
del Novecento l'interesse per il poetico conquista la
psicoanalisi di Freud e più tardi la psicologia
analitica di Jung, secondo punti di vista differenti. E'
tuttavia l'opera junghiana più sensibile alla
prospettiva poetica, e in maniera maggiormente incisiva
i suoi epigoni più originali, mentre le generazioni di
psicoanalisi successive a Freud non mostrano un
interesse così deciso, tranne qualche eccezione.
Nel presente saggio il punto di vista poetico viene
inteso non solo come linguaggio dell'esistenza (con
riferimento alla poesia e a tutte le arti espressive),
ma anche secondo due aspetti fondamentali e
complementari: da una parte, come sfondo naturale della
psiche; dall'altra, come qualità generale
dell’esistenza. Percepire il «poetico» significa in
questo senso vivere in sintonia con se stessi.
Seguendo questa linea, Morgana conduce una riflessione
sui fondamentali aspetti del lavoro dello
psicoterapeuta, proponendo una possibile psicologia
poetica e un atteggiamento poetico in psicoterapia.
Infatti, quando il "disagio della civiltà", specifico
nelle varie epoche, diventa anche il disagio del singolo
individuo (come difficoltà di vivere personale e
relazionale), costui può percepire il mondo stesso come
disarmonico, doloroso, dunque impoetico, ed egli si
rivolge allo psicoterapeuta perché lo aiuti a recuperare
un equilibrio, perché il suo sguardo bloccato nelle
forme della sofferenza psichica torni ad essere uno
sguardo poetico sul mondo.
L'impianto del saggio è interdisciplinare, avvalendosi
dei contributi della filosofia, la sociologia e la
letteratura; conduce un competente approfondimento
teorico-metodologico, non mancando di riferimenti
clinici.